Revolution Shield Scarpa antinfortunistica by Exena

Come scegliere correttamente le calzature antinfortunistiche in ferramenta?

Indice dei contenutiDa dove si parte per scegliere le scarpe antinfortunistiche?Come si legge la marcatura S1, S2, S3?Puntale e lamina: meglio acciaio o composito?Come si sceglie la taglia e la calzata giusta?Come capisco se le mie scarpe antinfortunistiche sono certificate e a norma di legge?Ogni quanto vanno sostituite le scarpe antinfortunistiche?Domande frequenti

Quando entri in ferramenta per un paio di scarpe antinfortunistiche, non hai un ufficio sicurezza alle spalle: la scelta è tua, davanti allo scaffale. In Exena sappiamo che la calzatura giusta non è la più bella né la più economica, ma quella che ti protegge efficacemente dai rischi del tuo lavoro. Ecco un vademecum chiaro e sintetico per scegliere consapevolmente le tue scarpe antinfortunistiche in ferramenta senza sbagliare.

Punti chiave

  • Parti dalla mansione e dai rischi: altri criteri di preferenza, come il prezzo e l’estetica, possono essere considerati in un secondo momento;
  • Leggi la marcatura (S1, S2, S3…): è la sintesi delle protezioni a norma di legge, che ti permette di essere conforme alla legge e protetto dagli incidenti (in questo articolo trovi tutte le indicazioni normative);
  • Scegli il puntale e la lamina antiperforazione (acciaio o composito/non metallico) in base a peso della calzatura, flessibilità della suola e ambiente di lavoro;
  • Verifica taglia e calzata: provale a fine giornata, se possibile con la calza da lavoro (in questo articolo trovi tutte le indicazioni indispensabili);
  • Controlla che siano certificate CE con nota informativa, e sostituiscile periodicamente. Le calzature antinfortunistiche, per legge, hanno una durata massima di 36 mesi ma l’effettiva utilizzabilità dipende da molti fattori, tra cui il livello di usura e lo stato di conservazione.

Da dove si parte per scegliere le scarpe antinfortunistiche?

Il primo e più importante step per identificare correttamente la migliore scarpa da lavoro è la mansione specifica. Si parte sempre dal lavoro svolto, identificando i rischi prevalenti dell’ambiente professionale quotidiano — caduta di oggetti, chiodi e schegge, acqua, scivolamento, scariche elettrostatiche, freddo o calore. Da lì, si individua la calzatura in grado di coprire da questi rischi ambientali. L’errore più comune in ferramenta, infatti, è scegliere in base al modello o al prezzo, invece che per tipologia di mansione svolta (ed annesso ambiente).

Per fare alcuni esempi, un magazziniere ha bisogno di leggerezza e flessibilità, per muoversi agilmente a piedi tra gli scaffali e le piantane o salendo e scendendo dal muletto; per contro, chi lavora in cantiere o all’aperto necessita di protezione antiperforazione e resistenza all’acqua; in un’officina di riparazione automobili contano stabilità e aderenza, soprattutto se sul pavimento sono presenti olii e lubrificanti di vario genere che rendeono la superficie di appoggio instabile. In definitiva, non esiste la scarpa “migliore in assoluto”: esiste quella più adatta al tuo posto di lavoro.

Come si legge la marcatura S1, S2, S3?

Ogni calzatura di sicurezza si presenta con un nome proprio (es: SHIELD) e una serie di sigle (ad es. S3L SC FO SR ESD) che identificano le classi di protezione. Queste calzature sono certificate in base alla norma 20345 che è stata introdotta nel 2011 e successivamente integrata nel 2022 e nel 2024.

In base a questa normativa, esistono dei requisiti c.d. essenziali che tutte le calzature di sicurezza devono avere. In primis, il puntale antischiacciamento, che deve essere resistente ad un urto di 200 J. La sigla S seguita da altri valori (lettere o numeri) indicano cosa aggiunge ciascuna classe di protezione alla calzatura. Saper leggerla correttamente è il modo più veloce per capire se una scarpa fa per te.

ClasseCosa garantisce (oltre al puntale 200 J)Tipico utilizzo
SBRequisito base: solo protezione del puntaleRischi minimi
S1Tallone chiuso, antistatica (A), assorbimento energia al tallone (E)Interni asciutti: officine, falegnamerie, artigiani
S2S1 + resistenza ad assorbimento e penetrazione d’acqua della tomaiaAmbienti umidi: alimentare, sanità, lavaggi
S3 / S3L / S3SS2 + resistenza alla perforazione + suola scolpitaCantiere, edilizia, industria, agricoltura

Nella sezione Exenapedia del nostro sito web abbiamo approfondito dettagliatamente ogni singola sigla relativa alle classi di protezione. Per semplificare, qui di seguito sono elencate brevemente le principali innovazioni della recente normativa EN ISO 20345:2022+A1:2024:

  • la sigla SRC, che indicava la resistenza allo scivolamento, è stata sostituita dalla nuova SR;
  • la resistenza alla perforazione si distingue in P (garantita da inserto metallico, comunemente noto come lamina) e PL/PS (garantita da inserto non metallico, rispettivamente di tipo Light e Strong), da cui le varianti S3 L e S3 S;
  • la resistenza agli oli minerali FO è diventata requisito essenziale ed è indicata esplicitamente e separatamente.

Per una panoramica completa, vai a questa FAQ.

Puntale e lamina: meglio acciaio o composito?

La scelta del miglior modello di scarpa antinfortunistica di fronte ad un bancone di una ferramenta passa inevitabilmente dalla scelta del tipo di inserto antiperforazione (se richiesto dalla mansione specifica). La preferenza dipende dal peso percepito della calzatura, dalla flessibilità richiesta e, ovviamente, dall’ambiente lavorativo. La lamina antiperforazione metallica, per sua natura, è più rigida ed è richiesta in situazioni di rischio perforazione elevato e in ambienti prevalentemente outdoor, mentre l’inserto antiperforazione non metallico — che può essere realizzato in kevlar, fibra tessile o cotone pressato — risulta più flessibile e pieghevole ed è indicato per scarpe ad uso intensivo in ambienti con limitato o ridotto rischio di perforazione.

Ragionamento analogo vale anche per la scelta del puntale antischiacciamento: quello in acciaio è robusto ed economico, ma più pesante e, soprattutto, termoconduttivo. Per contro, i puntali in composito — in fibra di vetro o in policarbonato — hanno il vantaggio di essere più leggeri, non conducono calore e non reagiscono ai metal detector. I puntali in alluminio sono infine assimilabili ai puntali in acciaio per caratteristiche tecniche ma se ne distinguono per uno spessore inferiore e un costo leggermente più alto.

Tabella degli inserti antiperforazione Exena:

Lamina / insertoMaterialeCaratteristiche
SteelAcciaio inossidabileMolto resistente
SafeFlex / SafeFlex ConductiveFibra di poliestereSottile, versatile
Safe-lightCotone pressatoLeggerissima, ultraflessibile

Tabella dei puntali antischiacciamento Exena:

PuntaleMaterialeCaratteristiche
SteelAcciaio inossidabileMolto resistente
T-AluAlluminioSottile
T-Lite / T-WidePolicarbonatoVersatile e amagnetico
T-FiberFibra di vetroUltraleggero

In questa pagina sono descritti dettagliatamente tutti i modelli di puntali e inserti antiperforazione applicati nei modelli Exena.

Come si sceglie la taglia e la calzata giusta?

In linea generale, è sufficiente misurare il piede e aggiungere un margine di tolleranza:

  • appoggia il piede su un foglio di carta;
  • segna il punto più lungo;
  • misura la distanza dal tallone e aggiungi 0,5-1 cm; se sei tra due taglie, scegli la più grande.

Inoltre, individuare la calzata ideale (la larghezza calibrata secondo lo standard Mondopoint) è tanto importante quanto scegliere correttamente la lunghezza: una scarpa troppo stretta affatica il piede e riduce l’efficacia di puntale e lamina.

Infine, è buona norma provare le calzature antifortunistiche a fine giornata, quando il piede è leggermente gonfio, e con la calza tecnica da lavoro solitamente in uso. Se dopo qualche passo la camminata è fluida e senza fastidi, è la scarpa giusta.

Discorso diverso per l’applicazione di plantare ortopedico: in generale, ogni modifica non autorizzata a una o più parti della scarpa può invalidare il certificato CE emesso per quella specifica calzatura. Ogni modifica apportata a una o più parti della calzatura espone il lavoratore e il datore di lavoro a serie conseguenze sul piano legale. Per questo, è obbligatorio scegliere modelli predisposti per plantari ortopedici certificati (Exena ha adottato Secosol® per i modelli di punta della sua collezione), che non inficiano la validità del certificato ma permettono all’utilizzatore di avere un plantare su misura. Per ogni approfondimento, abbiamo realizzato questa pagina esplicativa con tutte le informazioni necessarie.

È possibile consultare questa pagina con tutti i passaggi per una corretta misurazione del piede.

Come capisco se le mie scarpe antinfortunistiche sono certificate e a norma di legge?

Una calzatura antinfortunistica regolarmente certificata deve riportare nella washlabel interna sotto la linguetta:

  • l’indicazione chiara del produttore del DPI con relativo indirizzo della sede legale;
  • la marcatura CE e il riferimento alla norma con cui è stata certificata (come la EN ISO 20345:2022 o la successiva EN ISO 20345:2022+A1:2024);
  • la categoria del DPI (I, II o III);
  • la classe di protezione con tutte le sigle (es. S3 L SC FO SR ESD).

Allo stesso modo, deve riportare sotto la suola il pittogramma di forma circolare con impresso l’anno e il mese di produzione. Nella confezione, infine, deve essere inserita la nota informativa cartacea a corredo, nelle lingue di tutti i paesi in cui il DPI è commercializzato.

Senza questi elementi, il DPI non può essere considerato conforme per legge. Al giorno d’oggi, i migliori brand di calzature antinfortunistiche e da lavoro, tra cui Exena, mettono a disposizione pubblicamente la Dichiarazione di Conformità alla norma di riferimento per ogni articolo a catalogo, con la quale il produttore dichiara la conformità alla norma inserendo tutti i riferimenti obbligatori essenziali, tra cui il codice del certificato e l’ente certificatore. Affidarsi a un produttore con un sistema qualità certificato (come Exena, che è azienda certificata ISO 9001:2015 e ISO 14001:2015) è una garanzia in più rispetto al solo prezzo di scaffale ed è un importante valore aggiunto, sia per la qualità nella realizzazione dei prodotti sia nella gestione della relazione con il cliente e l’utilizzatore finale.

Ogni quanto vanno sostituite le scarpe antinfortunistiche?

Pur essendo valide per 36 mesi dalla data di produzione (indicata nella stampigliatura sotto la suola), in media le scarpe antinfortunistiche andrebbero sostituite ogni 6-12 mesi. Il vero indicatore è lo stato di usura: le scarpe sono da sostituire subito se la suola è consumata (perde aderenza antiscivolo), se la tomaia è danneggiata o se l’ammortizzazione e il sostegno iniziali vengono a ridursi con il tempo. Una calzatura usurata non protegge come una nuova, anche se “sembra” ancora buona.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra scarpe antinfortunistiche di tipo S1 e S3?
Le scarpe antinfortunistiche di tipo S1 sono pensate per interni asciutti e con rischi limitati. Quelle certificate S3 aggiungono la resistenza all’acqua della tomaia, la resistenza alla perforazione e la suola scolpita: è la scelta più versatile per cantiere, industria e lavori all’aperto.

Scegliere scarpe antinfortunistiche leggere è sempre la soluzione migliore?
Dipende dal tipo di lavoro e dalla mansione svolta. Per chi cammina molto, la leggerezza riduce l’affaticamento, ed è per questo che esistono nella gamma Exena modelli con componenti in composito e tessuto tecnico, il cui peso si attesta al di sotto dei 500 g per scarpa. In contesti più gravosi, in cui i rischi di perforazione sono maggiori e l’usura è notevole, la struttura della suola e la rigidità strutturale degli elementi protettivi come la lamina antiperforazione contano molto di più nella decisione finale.

Posso mettere un plantare ortopedico nelle scarpe antinfortunistiche?
Si, ma solo se la scarpa è predisposta e certificata per accoglierlo. Nel caso specifico di Exena, tutti i modelli della linea Revolution e alcuni della linea Storm sono certificati a norma DGUV 112-191, in modo da poter essere dotati di plantare ortopedico. Come anticipato, inserire un plantare ortopedico in una calzatura non omologata annulla la certificazione CE. I plantari ortopedici Secosol® sono gli unici certificati per essere applicati su modelli appositamente progettati e realizzati, senza invalidare la conformità.

Cosa significa “metal free”?
Una calzatura è metal free se le componenti con cui è realizzata, in particolare il puntale e l’inserto antiperforazione, non hanno componenti metallici al loro interno. Le scarpe metal free sono espressamente richieste in alcuni settori di applicazione e sono generalmente più leggere delle altre. Sono amagnetiche, non sono rilevate al metal detector e in genere hanno un migliore isolamento termico, dal caldo e dal freddo.

E se ho una domanda o un chiarimento, a chi posso rivolgermi?
Il tuo ferramenta di fiducia può guidarti efficacemente verso la scelta del miglior modello di calzatura antinfortunistica che fa al caso tuo. Se però vuoi approfondire questa specifica categoria di Dispositivi di Protezione Individuale e rimanere aggiornato su tutti gli obblighi normativi, il Magazine e le FAQ del nostro sito web possono davvero aiutarti a scegliere in modo consapevole, rapido e soprattutto senza errori né sorprese!