Per quali settori industriali sono obbligatorie le scarpe S3?
Le scarpe antinfortunistiche S3 non sono universalmente obbligatorie per settori specifici, ma sono fortemente raccomandate o richieste in: edilizia, costruzioni e cantieri; industria pesante e metallurgica; settore estrattivo (cave e miniere); manutenzione di infrastrutture stradali e ferroviarie; industria del legno; settore agricolo e forestale. La scelta dipende dalla valutazione dei rischi che deve considerare la presenza di oggetti perforanti, umidità, superfici irregolari e la necessità di protezione completa del piede.
Settori industriali e obbligatorietà delle calzature antinfortunistiche S3
La sicurezza sul lavoro rappresenta un aspetto fondamentale in qualsiasi ambiente professionale, e le calzature antinfortunistiche costituiscono uno degli dispositivi di protezione individuale più importanti per prevenire infortuni agli arti inferiori ma anche a prevenire episodi potenzialmente dannosi, come gli scivolamenti (causa di cadute) e le perforazioni. Tra le diverse classi di protezione, la S3 offre uno dei livelli più elevati, combinando resistenza agli impatti, impermeabilità e riparo da agenti contundenti e perforanti.
Quadro normativo di riferimento per la sicurezza sul lavoro
Prima di analizzare i settori specifici in cui le calzature S3 sono particolarmente rilevanti, è importante comprendere il quadro normativo che regola l’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) nei luoghi di lavoro.
Normativa Europea
La normativa europea principale in materia di DPI è il Regolamento (UE) 2016/425, che stabilisce i requisiti per la progettazione e la produzione dei DPI, incluse le calzature antinfortunistiche. Questo regolamento è affiancato da direttive specifiche sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, tra cui la Direttiva 89/656/CEE sull’uso dei DPI da parte dei lavoratori.
Queste normative stabiliscono un principio fondamentale: la scelta dei DPI deve essere basata sulla valutazione dei rischi specifici presenti nell’ambiente di lavoro, e non è automaticamente determinata dal settore industriale. Tuttavia, esistono settori in cui determinati rischi sono così prevalenti da rendere praticamente obbligatorio l’uso di calzature in classe S3.
Standard tecnici specifici
Le calzature antinfortunistiche S3 sono definite dalla norma EN ISO 20345:2022, che ha sostituito la precedente EN ISO 20345:2011 e che è stata recentemente aggiornata con l’emendamento A1 del febbraio 2024 (recepito in Italia come UNI EN ISO 20345:2024).
Secondo questa normativa, le calzature S3 devono possedere le seguenti caratteristiche:
- Puntale resistente a un impatto di 200 Joule e a una compressione di 15 kN;
- Proprietà antistatiche;
- Assorbimento di energia nella zona del tallone;
- Resistenza agli oli e idrocarburi della suola;
- Resistenza alla penetrazione e assorbimento d’acqua della tomaia;
- Resistenza alla perforazione della suola (tramite inserto metallico o non metallico);
- Suola con rilievi (tassellata).
Metodologia di valutazione dei rischi e DPI
Principi fondamentali della valutazione dei rischi
La scelta delle calzature antinfortunistiche, come di qualsiasi altro DPI, deve seguire un processo di valutazione dei rischi strutturato, che include:
- Identificazione dei pericoli: in questa fase, si individuano tutti i possibili pericoli presenti nell’ambiente di lavoro che potrebbero causare lesioni ai piedi;
- Valutazione del rischio: in questa fase, che coincide con la stesura del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) si determina la probabilità che si verifichi un infortunio e la connessa gravità delle possibili conseguenze;
- Selezione del DPI adeguato: A questo punto, i decisori aziendali, cioè il datore di lavoro, il RSPP (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione per la sicurezza) e il RLS (Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza) sono coinvolti nella scelta del miglior modello di calzatura antinfortunistica, quello che può offrire il livello di protezione necessario per mitigare i rischi identificati;
- Implementazione e monitoraggio: una volta adottato uno specifico DPI, i Responsabili per la Sicurezza in azienda hanno il compito di assicurarsi
- che i lavoratori lo utilizzino correttamente. Nel caso specifico, devono accertarsi che le calzature siano correttamente allacciate e non presentino eccessivi segni di usura;
- che il dispositivo adottato sia anche performante nel tempo e non crei problemi nell’utilizzo.
Criteri specifici per la scelta delle calzature S3
Le calzature in classe di protezione S3 sono particolarmente indicate quando la valutazione dei rischi evidenzia:
- Rischio di perforazione della suola: Presenza di chiodi, schegge, vetri rotti o altri oggetti appuntiti sul pavimento o sulla superficie di lavoro;
- Esposizione a umidità o acqua: Ambienti di lavoro con presenza di acqua, fango, o altri liquidi che richiedono impermeabilità della tomaia;
- Terreni irregolari o scivolosi: Superfici che richiedono una buona trazione, garantita dalla suola con rilievi;
- Rischio di impatto o compressione: Ambienti con rischio di caduta di oggetti pesanti sui piedi.
Settori industriali con forte indicazione all’uso di calzature S3
Sebbene l’obbligatorietà delle calzature S3 dipenda dalla valutazione dei rischi specifica piuttosto che dal settore industriale in sé, esistono ambiti in cui i rischi tipicamente presenti rendono queste calzature praticamente indispensabili:
1. Edilizia e Costruzioni
Il settore edile rappresenta probabilmente l’ambito in cui le calzature S3 sono più comunemente considerate obbligatorie, a causa della combinazione di rischi specifici presenti. Oggetti appuntiti (come chiodi, viti, e frammenti metallici sul terreno), superfici irregolari e spesso bagnate o fangose, materiali pesanti, carichi sospesi o condizioni meteorologiche variabili sono una minaccia costante per chi opera in cantieri di costruzione, di ristrutturazione, di demolizione o di altre opere pubbliche, sia grandi che ordinarie.
Per fronteggiare efficacemente queste situazioni a medio-alto rischio, i migliori brand di calzature antinfortunistiche e da lavoro hanno progettato nel tempo modelli duraturi, resistenti e versatili. Solo Exena, tuttavia, lo ha fatto ponendo un’attenzione particolare al design e allo stile: modelli solidi e duraturi, come quelli della linea Storm, o ad alto contenuto di design e comodità, come quelli della famiglia Levity-X, che grazie alla suola 2D Air-Hole è da sempre in cima alle preferenze degli addetti ai lavori.
2. Industria Pesante e Metallurgica
L’industria pesante, che include molti settori come la metallurgia, la cantieristica navale, la siderurgia ed altri, presenta numerosi rischi che rendono le calzature S3 praticamente obbligatorie. Frammenti metallici taglienti, superfici potenzialmente oleose, impregnate da acqua o altre sostanze chimiche come refrigeranti e lubrificanti, carichi pesanti a rischio caduta o temperature occasionalmente elevate (con superfici arroventate) rappresentano uno scenario più comune di quanto si pensi in molti ambienti di lavoro. È proprio per questo motivo che i migliori modelli di calzature S3 per l’industria pesante sono dotati di altri requisiti supplementari. Le linee Professional e Work in gamma Exena presentano molti modelli che si adattano perfettamente a questi utilizzi poiché progettati per specifiche condizioni di rischio e certificati per essere:
- resistenti al calore per contatto (con certificazione HRO)
- protettivi anche nella parte superiore del metatarso (con certificazione M, cioè Metatarsal);
- dissipativi (cioè certificati ESD, Electro Static Discharge).
3. Settore Estrattivo (Cave e Miniere)
Le attività connesse al settore dell’estrazione mineraria comportano rischi significativi che rendono essenziali le calzature in classe di protezione S3 o superiore. Le aziende che operano nell’estrazione di materiale roccioso, all’interno di cave o miniere, o che sono attive nella movimentazione dei materiali estratti o nella manutenzione dei macchinari preposti a tale movimentazione sono particolarmente esposte ai medesimi rischi già elencati per l’industria pesante, con l’aggravante che le condizioni climatiche sono, se possibile, ancora più sfavorevoli. In questo settore, oltre alle calzature S3, è spesso necessario considerare l’uso di stivali antinfortunistici, certificati in classe di protezione S5 per ambienti particolarmente bagnati o fangosi. Exena, stabilmente tra i migliori produttori di stivali antinfortunistici e da lavoro, ha in collezione le linee Thunder (in poliuretano) e Nitro (in PVC e gomma nitrilica), a completamento della gamma prodotti per questo tipo di contesti professionali.
4. Manutenzione di Infrastrutture
Analogamente a quelli sopra esaminati, il settore della manutenzione di infrastrutture pubbliche (in primis strade, ferrovie, ponti e gallerie) presenta criticità e problematiche relative alla sicurezza non trascurabili. Anche se l’ausilio di macchinari ed attrezzature specifiche ha oggi ridotto sensibilmente l’esposizione dell’uomo a lavorazioni complesse e rischiose, anche questo contesto lavorativo richiede tipicamente calzature in classe S3. Si pensi alla manutenzione stradale o ferroviaria, contesti in cui le stesse attrezzature e i materiali utilizzati rappresentano un rischio concreto per l’incolumità personale, specie se si considera l’ingerenza delle intemperie come la pioggia, la neve o il sole cocente. Anche in questo specifico settore, Exena sfodera la sua gamma di alternative, riconducibili alle linee Storm e Professional: modelli come Everest Brown o Titanium_23 sono arricchiti con materiali e tecnologie specifiche, tali per cui le calzature sono certificate:
- resistenti al freddo atmosferico (CI);
- resistenti agli oli minerali (FO);
- impermeabili (WR).
5. Industria del Legno
Il settore della lavorazione del legno presenta rischi specifici che rendono le calzature S3 altamente raccomandate. È facilmente immaginabile un ambiente, ad esempio, della cantieristica montana o di industria manifatturiera dell’arredamento: trucioli e schegge di legno nelle superfici, strumenti taglienti e appuntiti, macchinari e ambienti in alcuni casi umidi o bagnati, polvere e pulviscolo in sospensione. Tutto questo presenta molti rischi di vario genere, che Exena fronteggia grazie ai modelli della sua gamma prodotti. Per ambienti di lavoro tipici del settore, come segherie, falegnamerie e laboratori di carpenteria in legno, i migliori modelli Exena si trovano nelle linee Storm, Work e Tornado. Tutti i modelli di queste linee sono antiperforazione, sia per mezzo di lamine in acciaio che grazie alla tecnologia SafeFlex con inserto in tessuto ad alta resistenza alla penetrazione.
6. Settore Agricolo e Forestale
L’agricoltura e le attività forestali comportano un’ampia gamma di rischi che rendono le calzature S3 spesso necessarie. Lavorare per lunghe ore su terreni irregolari e fangosi, costantemente esposti alle intemperie di ogni genere, a contatto con oggetti appuntiti (come attrezzi specifici, utensili o semplici ramaglie) e in prossimità di macchine agricole o per il disboscamento e la potatura apre ad un ventaglio di scenari potenzialmente molto pericolosi, per i quali è opportuno scegliere i migliori DPI e, in particolare, le migliori scarpe antinfortunistiche. Che si tratti di silvicoltura, abbattimento alberi, allevamento di bestiame o manutenzione di terreni e impianti agricoli, Exena ha più modelli per questo tipo di applicazioni. La linea Advanced è ottima per le attività basilari e per il Fai-da-te, grazie alle caratteristiche di sicurezza in classe S3, ma per altri utilizzi più specifici la linea Storm si presta meglio, grazie a modelli impermeabili (WR) e resistenti al freddo (CI) come Vettore_Green ed Everest_Brown
Settori con requisiti variabili in base alle mansioni specifiche
In alcuni settori, l’obbligatorietà delle calzature S3 dipende fortemente dalle mansioni specifiche svolte dal lavoratore.
1. Industria Chimica e Petrolchimica
Nell’industria chimica e petrolchimica richiedono calzature S3 per la protezione contro perforazioni e resistenza agli agenti chimici in aree di produzione e manutenzione, mentre per i laboratori e le aree di controllo in alcuni casi la scelta può ricadere su calzature S2 (senza lamina) o S3 a seconda della valutazione dei rischi (cfr. supra).
Insieme alle classi di protezione, in questo settore sono spesso necessarie proprietà di resistenza a specifici agenti chimici, certificate secondo la norma EN 13832-3:2018. Molti stivali antinfortunistici Exena sono già idonei a questo tipo di resistenza chimica.
2. Logistica e Magazzinaggio
Nelle attività logistiche in genere e, in particolare, quelle riconducibili alla movimentazione e stoccaggio delle merci, la valutazione dei rischi deve considerare il tipo di merci movimentate, le condizioni della pavimentazione e l’uso di mezzi meccanici.
Se la movimentazione merci riguarda merci con materiali pesanti o appuntiti, i migliori modelli di scarpe antinfortunistiche sono senza dubbio in classe di protezione S3.
Per altre zone o aree di stoccaggio, se la pavimentazione è regolare e non è ravvisato nessun rischio di trovarsi oggetti appuntiti in zone comuni, potrebbero essere sufficienti calzature S1 o S2.
3. Industria Alimentare
L’industria alimentare richiede per sua natura che le calzature antinfortunistiche e da lavoro utilizzate siano, oltre che di qualità e durature, anche facilmente lavabili e igienizzabili. In aree di produzione con pavimenti bagnati e rischio di caduta di oggetti taglienti, le calzature S3 sono scelte nella maggior parte dei casi. Per altre aree di confezionamento e stoccaggio in condizioni asciutte, anche le calzature S2 potrebbero essere adeguate e sufficienti a proteggere dai rischi specifici (fermo restando che la valutazione dei rischi lo permetta).
4. Servizi di Manutenzione Generale
Il settore della manutenzione industriale e generale riguarda trasversalmente molti segmenti e molte imprese dalle caratteristiche molto diverse. In tutti i casi, gli ambienti di lavoro riconducibili a questo settore condividono l’esposizione ad ambienti tendenzialmente chiusi, il contatto con agenti inquinanti o potenzialmente corrosivi e la vicinanza con dispositivi elettrici ed elettronici.
Le operazioni di manutenzione effettuate nell’industria pesante (grandi infrastrutture, manutenzioni su grandi navi e aerei, centrali elettriche e simili) richiedono calzature in classe S3 nella maggior parte dei casi, se non addirittura stivali in classe S5.
Per altri ambienti, collegati alla distribuzione elettrica e alla produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche, si tende a preferire calzature in classe S1 o S1P ma con trattamento dissipativo ESD.
I manutentori, in virtù della varietà di ambienti che devono affrontare, hanno il grande problema di adattare i loro DPI in base al tipo di intervento e alle condizioni in cui operano. Per questo, Exena ha creato e progettato le linee Marathon e Levity-X proprio per incontrare la preferenza di quegli operatori che necessitano di una calzatura poliedrica, versatile e il più possibile adattabile.
Casi di studio: valutazione dei rischi e scelta delle calzature S3
Per illustrare concretamente il processo decisionale che porta alla scelta delle calzature S3, esaminiamo alcuni casi di studio realistici:
Caso 1: Cantiere edile urbano
Contesto: Costruzione di un edificio residenziale in area urbana con frequenti piogge stagionali.
Valutazione dei rischi:
- Presenza di chiodi, viti e altri materiali perforanti;
- Pavimenti irregolari e spesso bagnati;
- Rischio di caduta materiali da costruzione;
- Necessità di camminare su superfici cementizie non finite.
Decisione: Calzature S3 obbligatorie per tutti i lavoratori del cantiere, con particolare attenzione alla resistenza allo scivolamento.
Soluzione Exena: Orione_24 e Pegaso_24 (della linea Storm) o Victoria ed Hamilton (della linea Tornado), che combinano resistenza e protezione completa, con certificazione SR per una resistenza allo scivolamento ai massimi livelli.
Caso 2: Officina metalmeccanica
Contesto: Officina di lavorazione metalli con torni, frese e altre macchine utensili.
Valutazione dei rischi:
- Trucioli metallici taglienti sul pavimento;
- Presenza di oli e refrigeranti che possono rendere le superfici scivolose;
- Rischio di caduta di pezzi metallici pesanti;
- Possibilità di contatto con superfici calde.
Decisione: Calzature S3 con resistenza al calore per contatto (HRO) obbligatorie per tutti gli operatori di macchine.
Soluzione Exena: In questo caso, le migliori soluzioni Exena sono Jupiter, Fury, Lipari_23 e Pianosa, ognuna per motivi diversi ma tutte in grado di massimizzare comfort, durabilità e stile.
Caso 3: Azienda agricola
Contesto: Azienda agricola con attività diversificate, inclusa coltivazione di campo e allevamento di bestiame.
Valutazione dei rischi:
- Terreni irregolari e fangosi, soprattutto dopo le piogge;
- Presenza di oggetti appuntiti come rami secchi, attrezzi agricoli;
- Rischio di schiacciamento da parte di macchinari agricoli;
- Esposizione prolungata all’umidità.
Decisione: Calzature in classe S3 o superiore obbligatorie per tutte le attività agricole esterne, con particolare attenzione alla resistenza all’acqua e alla comodità in caso di lunghi periodi di utilizzo.
Soluzione Exena: non solo scarpe o stivaletti: Exena risponde a simili necessità sia con Sicilia_24, Sardegna_24, Orione_24 e Pegaso_24 (tutte della linea Storm) ma anche Devil_24 (della linea Nitro) in tutti i colori. Le prime sono indicate anche per ambienti indoor, come serre e vivai, le seconde si prestano ottimamente per le intemperie da esterno.
La questione dell’obbligatorietà: aspetti legali e normativi
È fondamentale chiarire che, dal punto di vista strettamente legale, la normativa europea non impone l’utilizzo di calzature appartenenti ad una specifica classe di protezione (come la S3) per determinati settori industriali. Il primo e principale criterio di selezione di calzature antinfortunistiche e da lavoro è la stesura del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
Responsabilità del datore di lavoro
Secondo la Direttiva 89/656/CEE e le corrispondenti normative nazionali di recepimento, il datore di lavoro ha l’obbligo di:
- Effettuare una valutazione dei rischi specifica per ogni ambiente e mansione lavorativa.
- Selezionare i DPI appropriati in base ai risultati di tale valutazione;
- Fornire gratuitamente ai lavoratori i DPI selezionati;
- Garantire formazione e informazione sull’uso corretto dei DPI;
- Assicurare manutenzione e sostituzione dei DPI quando necessario.
Se la valutazione dei rischi identifica pericoli che richiedono le protezioni offerte dalle calzature S3, il datore di lavoro è legalmente obbligato a fornirle, indipendentemente dal settore industriale di appartenenza.
Documento di Valutazione dei Rischi (DVR)
Il DVR deve contenere una sezione dedicata alla protezione degli arti inferiori, che specifichi:
- Rischi identificati per i piedi e le gambe;
- Tipo di calzature antinfortunistiche necessarie;
- Caratteristiche specifiche richieste (S1, S2, S3, ecc.);
- Eventuali requisiti supplementari (HRO, CI, WR, ecc.);
- Criteri di manutenzione e sostituzione.
Questo documento costituisce la base legale per determinare l’obbligatorietà delle calzature S3 in uno specifico contesto lavorativo.
Conseguenze legali della non conformità
Fornire calzature con un livello di protezione inferiore a quello richiesto dalla valutazione dei rischi può avere gravi conseguenze legali:
- Sanzioni amministrative in caso di ispezioni;
- Responsabilità civile in caso di infortuni;
- Potenziali responsabilità penali in caso di infortuni gravi (per lesioni gravi, gravissime o morte) causati da DPI inadeguati.
Per questo motivo, molte aziende operanti nei settori a rischio elevato (edilizia, industria pesante, ecc.) adottano come standard le calzature S3, anche quando non esplicitamente indicate come obbligatorie da specifica normativa di settore.
Linee guida settoriali e best practices
In assenza di una normativa che imponga specificamente le calzature S3 per determinati settori, esistono numerose linee guida e best practices sviluppate da associazioni di categoria, enti di prevenzione e organismi di standardizzazione.
Linee guida nell’edilizia
Le associazioni di costruttori e gli enti di prevenzione degli infortuni nell’edilizia generalmente raccomandano l’uso di calzature S3 come standard minimo per i cantieri, in particolare per:
- Lavori di costruzione strutturale;
- Opere di demolizione;
- Scavi e movimentazione terra;
- Lavori su ponteggi e in quota.
Queste linee guida, pur non avendo valore di legge, rappresentano un importante riferimento per i datori di lavoro nella definizione delle politiche interne sulla sicurezza.
Standard nel settore petrolifero e petrolchimico
Le aziende del settore petrolifero e petrolchimico spesso adottano standard interni molto rigorosi, che non di rado superano gli standard minimi imposti dalla legge. In questi standard, le calzature S3 sono tipicamente indicate come requisito minimo per:
- Aree di processo;
- Impianti di stoccaggio;
- Attività di manutenzione;
- Cantieri temporanei all’interno degli stabilimenti.
Molte multinazionali del settore applicano questi standard a livello globale, anche in paesi dove la normativa locale potrebbe essere meno rigorosa.
Protocolli nell’industria metallurgica
L’industria metallurgica, caratterizzata da rischi elevati per gli arti inferiori, ha sviluppato protocolli di sicurezza che tipicamente includono:
- Calzature S3 come requisito base per tutte le aree produttive;
- Requisiti aggiuntivi (come HRO) per aree con rischio di contatto con materiali caldi;
- Protezione metatarsale (M) per attività con rischio di caduta di oggetti pesanti.
Questi protocolli sono spesso incorporati nei sistemi di gestione della sicurezza certificati secondo standard internazionali come ISO 45001.
Casi particolari e considerazioni aggiuntive
Lavoratori autonomi e piccole imprese
I lavoratori autonomi e le piccole imprese sono soggetti alle stesse normative di sicurezza delle aziende più grandi, ma possono incontrare difficoltà nell’implementazione:
- Minori risorse per l’acquisto di DPI di alta qualità;
- Mancanza di competenze specifiche per la valutazione dei rischi;
- Resistenza culturale all’adozione di misure di sicurezza percepite come “eccessive”.
In questi casi, le associazioni di categoria e gli enti di prevenzione svolgono un ruolo importante nel promuovere la cultura della sicurezza e fornire supporto pratico nella selezione dei DPI appropriati. A completamento e integrazione delle informazioni provenienti da tali organizzazioni, Exena propone le sue rubriche (Magazine, FAQ e Exenapedia) per approfondire i temi più frequenti tra i lavoratori autonomi e le microimprese.
Lavoratori temporanei e visitatori
Una questione spesso trascurata riguarda la protezione dei lavoratori temporanei e dei visitatori nelle aree a rischio.
I lavoratori interinali devono ricevere DPI adeguati, incluse calzature S3 quando necessario, dall’azienda per cui lavorano. Essendo lavoratori a tutti gli effetti, la normativa li tutela esattamente come gli altri dipendenti diretti dell’azienda.
I visitatori in aree a rischio dovrebbero sempre indossare calzature di sicurezza appropriate, che alcune aziende forniscono temporaneamente.
Adattamenti per esigenze specifiche
In alcuni casi, possono essere necessari adattamenti per rispondere a esigenze particolari dei lavoratori:
- Calzature ortopediche personalizzate che mantengano le caratteristiche protettive S3
- Taglie speciali per lavoratori con misure fuori standard. Exena fornisce una vasta gamma di linee con estensione taglie dal 35 al 48 e ha alcune linee specificamente sviluppate per taglie dal 49 al 52;
- Adattamenti per condizioni mediche specifiche.
La normativa prevede che tali adattamenti siano possibili, purché non compromettano il livello di protezione richiesto. L’Annex A della norma EN ISO 20345:2022 fornisce linee guida specifiche per le calzature di sicurezza personalizzate e modificate in supporto ad esigenze mediche certificate e comprovate.
In condizioni normali, alterare una o più parti della calzatura antinfortunistica (anche solo il tipo di sottopiede) fa decadere automaticamente la certificazione CE ed espone il datore di lavoro e i gli organi competenti al controllo dei DPI ad una serie di conseguenze di natura amministrativa e penale in caso di sinistro.
Innovazioni tecnologiche e tendenze future
Il settore delle calzature da lavoro è in continua evoluzione, e gli investimenti dei migliori marchi di calzature antinfortunistiche, tra cui figura anche Exena, sono incanalati verso lo sviluppo di modelli da certificare nelle classi di protezione più importanti e frequentemente richieste, tra cui la S3. Exena è da sempre concentrata nello sviluppo ed applicazione di nuovi materiali e semilavorati, per creare modelli certificati in classe S3 in grado di rispondere alle esigenze di sicurezza massima e, allo stesso tempo, di garantire leggerezza, comfort e stile inconfondibile.
Calzature S3 ultraleggere
La sfida contemporanea più ambiziosa affrontata dai Exena e anche dai migliori marchi di calzature antinfortunistiche sul mercato è senza dubbio proteggere con leggerezza. Questo paradigma passa tramite lo studio e l’introduzione di materiali innovativi, come applicato nelle migliori linee di scarpe da lavoro, tra cui la neonata Marathon. Per creare una scarpa leggera e protettiva allo stesso tempo, le linee guida sono semplici, ma non per questo immediate né facili da realizzare: ridurre il peso globale della calzatura, aumentare la flessibilità e mantenere tutti gli standard di sicurezza. possibilmente al di sopra di quanto disposto come minimo accettabile dalla norma.
Exena ha sviluppato, tra le altre, una serie di tecnologie specifiche per questo scopo:
- In primis, le nuove suole sono realizzate in diversi materiali o combinazioni di essi, come il poliuretano in doppia densità per la suola 2D Air-Hole di Levity-X o l’EVA per la linea Marathon, per una riduzione globale del peso ed un affaticamento ridotto, sia per le scarpe in S3 che S1;
- per ottenere una maggiore flessibilità e comfort, inoltre, le tradizionali lamine in acciaio sono state sostituite con inserti antiperforazione in altri materiali, come il cotone pressato (Safe-light) o filati di poliestere (Safe-flex) che conservano le proprietà di sicurezza ma rendono la scarpa leggera e facilmente pieghevole al momento della rullata quando si è in movimento;
- in ultimo, anche i puntali antischiacciamento sono stati migliorati e alleggeriti, grazie all’utilizzo della fibra di vetro (per lo sviluppo del puntale T-Fiber) e del policarbonato (per T-Lite).
Questa evoluzione sta rendendo le calzature S3 più accettabili anche in settori dove tradizionalmente venivano percepite come troppo pesanti o scomode per l’uso continuativo.
Integrazione con tecnologie smart
Le calzature antinfortunistiche stanno iniziando a incorporare elementi di tecnologia avanzata, interconnessi e configurabili da remoto. Si tratta di progetti in fase embrionale, che si scontrano con l’onerosità delle componenti necessari per realizzarli e con la carenza di infrastrutture di telecomunicazioni adeguate. Le principali novità sono:
- i sensori per monitorare la postura e prevenire cadute;
- i sistemi di tracciamento per garantire che i lavoratori stiano utilizzando le calzature appropriate in ogni ambiente;
- i c.d. indicatori di usura, che segnalano quando è necessaria la sostituzione della calzatura.
Queste innovazioni, benché ancora in fase iniziale, potrebbero modificare significativamente l’approccio alla sicurezza dei piedi nei luoghi di lavoro e rendere meno frequenti gli incidenti.
Sostenibilità ambientale
Il tema della sostenibilità sta diventando sempre più rilevante anche nel settore delle calzature antinfortunistiche. La rinnovata attenzione all’ecocompatibilità dei processi e dei materiali ha spinto le principali imprese produttrici di calzature antinfortunistiche a scegliere soluzioni carbon neutral e a minimizzare gli sprechi nella produzione. In generale, oggi ci si muove verso :
- l’utilizzo di materiali e semilavorati totalmente o parzialmente riciclati nel processo produttivo (come avviene per la creazione degli stivali delle linee Nitro di Exena);
- la progettazione di articoli più duraturi e riparabili, ove possibile;
- l’implementazione di processi produttivi a basso impatto ambientale.
Molte aziende leader nel settore dell’antinfortunistica hanno in corso d’opera numerosi progetti di efficientamento sia energetico che ambientale, e negli anni hanno conseguito certificazioni specifiche (come la ISO 9001 e 14001). Oggi, dimostrare che è possibile coniugare sicurezza, comfort e responsabilità ambientale è possibile ed è anzi una priorità per aziende come Exena.
Criteri di selezione pratici per le calzature S3
Per i responsabili della sicurezza e i datori di lavoro che devono selezionare le migliori calzature in classe S3 per dipendenti e partner, ecco alcuni criteri pratici da considerare:
Adeguatezza all’ambiente di lavoro specifico
Le calzature S3 devono essere selezionate tenendo conto delle condizioni specifiche in cui verranno utilizzate:
- Temperatura dell’ambiente (necessità di isolamento termico);
- Presenza di specifici contaminanti chimici;
- Caratteristiche delle superfici di lavoro (lisce, ruvide, irregolari);
- Intensità e durata dell’utilizzo.
Ergonomia e accettabilità
L’efficacia delle calzature di sicurezza dipende anche dalla loro accettabilità da parte dei lavoratori, un criterio molto personale ma da tenere debitamente in considerazione:
- Peso e flessibilità appropriati per la mansione;
- Design che non ostacoli i movimenti necessari;
- Vestibilità confortevole per tutto il periodo di utilizzo;
- Aspetto estetico coerente con eventuali obblighi di divisa o ritenuto accettabile per il tipo di mansione (un fattore spesso sottovalutato ma importante per l’accettazione).
Le moderne calzature S3, come quelle delle linee Marathon e Raptor di Exena, dimostrano che è possibile combinare protezione completa e comfort elevato, senza trascurare lo stile e l’estetica.
Durabilità e costo totale di proprietà
Nella scelta delle calzature S3, è importante considerare non solo il costo iniziale ma il costo totale di proprietà:
- Durata prevista nelle condizioni specifiche di utilizzo;
- Resistenza all’usura, del battistrada, della tomaia e delle parti più esposte;
- Facilità di manutenzione e pulizia;
- Costo per giorno effettivo di utilizzo.
Calzature di qualità superiore, anche se più costose inizialmente, possono rappresentare un investimento più economico nel lungo periodo, poiché migliori nel rapporto qualità-prezzo.
Formazione e cultura della sicurezza
L’efficacia delle calzature S3, come di qualsiasi DPI, dipende in larga misura dalla corretta formazione dei lavoratori e dalla cultura della sicurezza presente nell’organizzazione.
La formazione sull’uso delle calzature S3 dovrebbe includere:
- Spiegazione delle caratteristiche protettive e dei loro limiti;
- Istruzioni per la corretta calzata e allacciatura;
- Indicazioni per l’ispezione periodica e la manutenzione;
- Criteri per riconoscere quando è necessaria la sostituzione.
Oltre alla formazione formale, è importante anche promuovere una cultura organizzativa che valorizzi la sicurezza, non solo e non tanto per le calzature:
- Coinvolgimento dei lavoratori nella selezione dei migliori modelli di scarpe antinfortunistiche specifici per il settore di appartenenza;
- Riconoscimento e valorizzazione dei comportamenti sicuri;
- Comunicazione regolare sull’importanza della protezione dei piedi;
- Esempio positivo da parte dei manager e supervisori.
Conclusioni: un approccio basato sul rischio
In sintesi, sebbene non esista una normativa che dichiari universalmente “obbligatorie” le calzature S3 per specifici settori industriali, la valutazione dei rischi porta inevitabilmente a considerarle necessarie in numerosi ambienti di lavoro.
Per alcuni settori, come l’edilizia, la manutenzione di grandi infrastrutture, l’industria pesante, l’industria estrattiva e mineraria, l’industria del legno e della trasformazione agricola e agroalimentare, è molto probabile che la scelta ricada su un modello di calzatura in classe S3 o superiore sia per conformità al DVR sia per fisiologica necessità di protezione contro alcuni rischi documentati.
Per determinati settori, come il petrolchimico, la logistica, l’industria alimentare e dei servizi di manutenzione e assistenza, occorre una valutazione specifica in base alle necessità variabili di ciascuna mansione.
La decisione di rendere obbligatorie le calzature S3 deve sempre basarsi su un’attenta analisi dei rischi specifici, documentata nel DVR, che consideri non solo il settore industriale generale ma le condizioni specifiche dell’ambiente di lavoro e le mansioni svolte dal lavoratore.
L’evoluzione tecnologica sta progressivamente rendendo le calzature S3 più leggere, confortevoli e versatili, riducendo le tradizionali obiezioni al loro utilizzo basate sul comfort. Questo trend potrebbe, con il tempo, portare ad un’adozione ancora più diffusa di questa categoria di calzature, anche in settori dove tradizionalmente si utilizzavano calzature con un livello di protezione inferiore.
In ultima analisi, la scelta delle calzature antinfortunistiche deve sempre privilegiare la sicurezza del lavoratore, considerando che il costo di un infortunio – in termini umani, economici e legali – è enormemente superiore al costo dell’adozione di DPI adeguati, anche quando questi rappresentano una soluzione più costosa nel breve termine.
